domenica 18 ottobre 2009

Ieri


Spending warm Summer days indoors
Writing frightening verse
To a buck-toothed girl in Luxembourg
ASK ME, ASK ME, ASK ME!





Anime fiammeggianti attonite, squarciato il velo della cecità. A mezzo cielo in vuoto denso d'inganno figurativo, tra ciò che hanno distrutto e ciò che non gli toccherà

Si dice che si nasce soli, e si muore da soli. Non è tutto, credo. Anche quando si sogna si sogna da soli. In un mondo abitato da fate, in cui Pollyanna regna sovrana, gli oceani sono puliti, tutti vivono in pace e c'è sempre un bel sole...in quel mondo, che gran bella avventura io e te insieme. Ma dispetto delle apparenze, so distinguere bene il mondo reale dal fantabosco.

aspetta chi è aspettato, che sia compiuta l'attesa di chi attende. Non sono strutturato in modo di poter reggere per molto tempo ancora.




Anima fiammeggiante soffoca, smaniosa d'aria non ce la fa. Giorni spremuti e notti attinti a un pozzo profondo millenni.

Credevo ci fosse una specie di guerra preventiva, una sorta di accanimento terapeutico con cui volevi proteggermi dai miei desideri. Come avrei potuto attribuirti una colpa, quando al risveglio avessi scoperto che i miei sogni non erano li accanto a me, dove li avevo lasciati? Come avrei potuto presentarti il conto di calici infranti che io, solo, ho consumato?

sotto la calma apparente un assordante frastuono, dissonanze chiassose e confuse, armonie affannate sconnesse, leggere increspature agli orli.




Anima fiammeggiante zoppica, zoppica brace non sa se ce la fa. Un gioco antico, un bel gioco, pericoloso solo per sé.

I regali, i complimenti, frasi stupide, i baci, le carezze, la voglia di stare con te, tutto questo sono io. Rispondimi cinquanta no. Ma lasciami la naturalezza di continuare a dire cinquanta volte si. Nessun bisogno di stringere, nessun progetto preconfezionato, arredato in solitaria, in cui incastrarti a forza. Io scopro ogni giorno Te. Non mi serve altro. Poiché credo in Noi. Non ho bisogno di altro.

alimentare catena implacabile: pause tranquille atte alla digestione, intransigenze mute, rabbiose devozioni.




Ieri, ho dato al mio dolore la forma di parole abusate che mi prometto di non pronunciare mai più.

Oggi, lasciando perdere attese e ritorni, ho aperto gli occhi dall'orlo increspato, e ho visto l'alba blu.


giovedì 15 ottobre 2009

Miele amaro



Dedicato ai sogni infranti di Tina. Al dolore, la faccia volutamente dimenticata della natura. Al miele, che nonostante tutto ci regalerà. E alla capacità di sapere ascoltare. Fermarsi. Ripartire. Lottare.


Regy, andiamo al cinema stasera, vieni?

...no....

Regy, andiamo a fare un giro in Vespa, vieni?


...no...

Regy, andiamo a cena dai Calabroni e poi guardiamo un dvd, vieni?

...no...

Ma guardiamo Ecce Bombo…


Ho detto di nooooo!!


Molte delle mie compagne credono che io prenda troppo sul serio l’investitura regale che madre natura mi ha affidato, sospettano che mi sia lasciata abbagliare dal mio rango, fino a diventare tristemente snob ed asociale. Le pareti della mia cella sono così sottili, che non servono Cimici, a sera, per scoprirle a parlare alle mie spalle. Non posso fare a meno di sentire il loro ronzio da Zanzare Tigri:

Chi si crede di essere? Una Farfalla?”
sempre a tirarsela! Ma bada, che prima o poi la Ragnatela si rompe..
Ma andasse a farsi prendere a calci nel sedere da un Millepiedi!

Già le vedo, tra qualche tempo, bussare alla mia porta:

ci spiace…sai…
oh!.. è nata un’altra Regina…chissà com’è….
...sai come vanno certe cose…
non possiamo permetterci una sciamatura…c’è la crisi…
...e bla bla bla…

E mi daranno il benservito. Condanna a morte per iniezione letale. Funerali di stato. Una bella statua di Cera d’api da fare invidia a Madame Thoussaud. E via…ferormoni nuovi vita nuova, altro giro altra corsa…il grande circo della vita.
Le Serventi, almeno loro, mi vogliono bene. Si preoccupano per me. Dicono che lavoro troppo, peggio di una Formica, e che la vita non è fatta per trascinare ogni giorno il proprio fardello, neanche fossi uno Stercorario...mi dicono:

non stare tutto il giorno davanti alla TV a rimpinzarti di pappa reale!

hanno paura che magari possa diventare bulimica, come gli amici della Melata, che si rimpinzano di linfa fino all’orlo, e poi, presi dai sensi di colpa, vomitano palle di zucchero ancora caldo sulle cortecce.

….Ma che ne sanno loro, cosa vuol dire esser Regina.
Io a volte vorrei parlare, provare a spiegare, che ci sono ferite che nessuna Propoli può rimarginare...
...ma tanto che glielo dico a fare...

Erano tutte contente, quel giorno.
Quanto sarà passato? Due anni? Forse tre? Dovrei attorcigliarmi su me stessa e contare i pallini colorati della marcatura sulla mia schiena, per ricordare con esattezza.
C’era un gran sole, questo me lo ricordo, tant’è che tracciare le rotte per le Bottinatrici era un gioco da larve. All’ingresso dell'alveare, accanto alle Guardiane, c’era bisogno delle Ventilatrici per rinfrescare i favi e i melari, dal caldo che faceva.
Le mie sorelle si facevano in quattro per prepararmi al grande evento. Mi stavano tutte addosso come un Glomere. Mi lucidavano le ali, si preoccupavano che tutto andasse liscio:

Ce l'hai qualcosa di blu?
E qualcosa di vecchio?!
E qualcosa di nuovo?!?
E qualcosa di prestato!?!?!

La giarrettiera! non dimenticarti la giarrettiera!!!
Aaaah, cara!

sospiravano,

Vedrai. Il volo nuziale è un'esperienza indimenticabile!

dicevano,

il giorno più bello

dicevano,

te ne ricorderai per il resto della tua vita!


Io ero un po’ spaesata a giro per il bosco, per la prima volta…mi sentivo come Cappuccetto Rosso. Intimorita, timida, e così goffa…nessuna delle mie sorelle ha un sederone come il mio.
Pensavo al Fuco che avrei incontrato. Cercavo di immaginarmelo.
Doveva essere senz’altro un tipo romantico. Si sarebbe presentato con un mazzo di Millefiori e poi mi avrebbe fatto danzare. E avremmo riso.
“E se poi non gli piaccio?” pensavo, guardandomi intorno, alla ricerca di polline di Fiori di Bach per calmarmi.
Ma poi il bosco ti conquista, con tutti quei colori, quegli odori…ho cominciato a volare più veloce, e poi in picchiata, mi sono sentita libera, come non mi ero mai sentita prima, con il vento forte sulla faccia.
Di colpo tutte le preoccupazioni si sono sciolte, come miele grezzo al sole…d’un tratto era come se sapessi perfettamente cosa volevo e dove dovevo andare.

Mi ritrovai in uno spiazzo, vicino ai castagni. Rallentai, stranita, come appena risvegliata dal sonno, perché colpita dal silenzio irreale che improvvisamente era calato.
Ma durò solo un istante. Poi, eccoli arrivare.
Uno, due, tre, quattro. Da destra. Da sinistra. Da dietro, sono ovunque, con quegli occhi enormi, che non vogliono sentire ragioni.
In un attimo sono circondata. Chi mi prende in volo, chi mi sbatte sulle foglie.
Il Branco non ti porta in dono nettare e polline, non ti chiede come stai, non ti dice che sei bella.
Affida la vita e la morte a pochi secondi di passione.
Tutto avviene in silenzio. Rotto soltanto dalla paura, dal ronzare d’ali, delle tue mani che vanno da sole, e dall’attesa che finisca. E pèni appiccicosi che ti restano attaccati, che colano viscere, e la follia di chi si piega al proprio destino.

Quando torni a casa non voli veloce e sicura come quando sei partita. Bruciano gli occhi, ma per il pianto, non per il vento. Non hai voglia di parlare.
Consegni la Teca ormai piena, che ti consentirà di fecondare ogni giorno più o meno due migliaia di uova.
Le tue sorelle ti coccolano, ti accarezzano e ti staccano il macabro regalo, la triste reliquia del tuo ultimo amore. Ti portano nella tua cella, dove ti addormenti di un sonno senza sogni.
La principessa è diventata regina. Il sacrificio è il suo dono, che assicurerà la vita a tutto l’alveare.
Ora sono qui. Servita e riverita.
Ma non ho più sentito i colori, gli odori del bosco e il vento forte sulla mia faccia.


mercoledì 7 ottobre 2009

Quando tutto diventò Blu








Ogni mattino, al risveglio, impiegava un minuto ad imparare da capo a leggere le lancette dell’orologio. Dalla finestra filtravano i raggi di un strana luna, molto più luminosa e decisamente meno discreta di quella che aveva salutato, nel cielo, la sera precedente. Non le piaceva. Qualcuno, poi, le baciava via il sonno dagli occhi. Il tempo di un risolino e P.G. si rivestiva di corsa. Lasciando il letto profumato e disfatto, e una sete che so non mi lascerà più.
Miele nel vino tu sei, piccola Venere.
L'indifferenza ti fa altissima.


lunedì 28 settembre 2009

Servi del dio Pan




Perché mai a me questa paura,
stabilmente, come un guardiano
davanti al mio cuore profetico
volteggia? E un canto non richiesto,
non pagato, pronuncia profezie,
né posso io scacciarlo come si fa
con sogni confusi, in modo che
la fiducia rassicurante sieda
sul trono della mia mente?

(Eschilo, Agamennone)



La paura ti stringe le palle e ti trascina sotto, in una palude di acqua pulita, perché i tuoi occhi devono poter vedere. Dove il sole è rotto in decine di crepitanti riflessi argentati. Dove il blu è un muro sordo di gelatina. Un silenzioso abbraccio che ti uccide dolcemente. La più inesorabile assenza di rumore che vanifica ogni sforzo di fiato.
La paura è ricordo. Sensazione che ti guida per mano in momenti conosciuti.
Il mal di pancia di un’indigestione, ammantata di sudore freddo. La minaccia di un conato di vomito che non arriva mai. E arriverà.
La nausea prima di andare in scena. Coronata dalla processione plumbea di aghi luminosi in fila indiana. Gocce di mercurio liberate da un termometro rotto. Dalla vescica ai reni.
Un calderone nero. La pancia di una strega. Ribolle prima di un esame. Orologi inceppati dietro le scritte sulla porta. Con la compagnia di vasi di porcellana fredda che non sembra bastare mai.
La paura arriva quando sbuca dietro l’angolo di un pensiero l’immagine di Te, che ti presenti pedalando, accompagnata da idee che mi prometto di non pronunciare per molto tempo ancora.
La paura da peso alle cose. Valore. La paura permette di misurare tutta la bellezza di una intera serata insieme a Te. Giochi con cui mi sorprendi alle spalle. Ore a cui non credevo più.
Allora, per un attimo stremato, riesco anche a sorridere e a rendere grazie per questa paura, fintanto, dietro ai suoi veli, si può intravedere danzare questo vizio che mi ucciderà ancora molte volte, e che non voglio smettere più.

domenica 13 settembre 2009

Frozen



Congelato. Il filo del discorso che unisce le storie con cui ho arredato questo spazio, che da un po’ di tempo non riannodo più. Come non avere più parole da dire. O come se queste bruciassero così amare in gola, come un sorso di grappa, da dover lasciare al palato qualche minuto di silenzio e apnea, per abituarsi, prima di poter pronunciare qualsiasi altra cosa.

Congelato. Come compiti ancora da finire che restano salvati sul portatile, e che avanzano stancamente, come un guerriero sporco e sudato che cerca claudicante la strada di casa, dopo che la guerra è finita da un pezzo.

Congelato. Come in attesa di una risposta che non arriverà mai, rimbalzato da un Godot all’altro, salutare qualcuno che parte e che «magari» non sarebbe tornato più.

Congelato. Come davanti a frasi criptiche capaci di riattizzare di linfa e miele nuove fantasie, ma isolate e sorde come un sasso gettato in uno stagno, buone solo a far partorire nuove idee balzane, ridicole imprese cavalleresche, progetti di nuovi arrembaggi discreti ad una nave che credevo avrebbe portato lontano. Trombe alle quali non verrà dato mai fiato.

Congelato. Come ad aprire la porta e trovarsi a far gli onori di casa ad un vecchio nemico, silenzioso e strisciante, di cui si erano perse le tracce da un bel po’ e che credevi gettato ormai alle spalle.

Congelato. Come davanti ad un autunno che si è presentato senza avvisare, dalla sera alla mattina, e con tutti i sentimenti, alzando un vento che, già, fa pensare e fa vestire da inverno.

Congelato. Con la netta sensazione che questo vento si sia portato via, insieme all’estate, anche tutte le fragole. Con gelato.

martedì 25 agosto 2009

Stagioni


Si è staccato l’intonaco dal soffitto. Il caldo dell’estate l’ha reso secco, si è sbriciolato rapidamente.
Sono cadute tutte le stelle appese.
Erano le mie stelle. In quella casa stelle non ce n’erano.

Le case del centro hanno soffitti alti.
Più si sale in alto, più forte è il botto quando si cade.
Le mie stelle devono aver fatto un bel volo. Ma nessun desiderio è stato espresso quando sono cadute.
Lasciano molta polvere. Qualcuno spazzerà.

L’estate è finita. L’afa di questi giorni ancora non lo sa.
Pianoforti di legno imbarcati dal tempo, fatti saltare dall’umidità salmastra, non emettono più suoni.



Ma l’estate, paziente, ritorna lo stesso.



...e anche Agosto


mercoledì 19 agosto 2009

Furbo come una volpe e un piccolo principe


" Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro,
dalle tre io comincerò ad essere felice.
Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità.
Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad
inquietarmi: scoprirò il prezzo della felicità!
Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora
prepararmi il cuore... "

Quando uno sconta un'adolescenza infame, tirata su a pane, volpe e piccolo principe, e poi, ormai grandicello, si trova a salutare una persona che parte, col pensierino che corre alla svelta dietro a voglie e riminescenze di addomesticamenti vari...

...ecco...

se proprio non può fare a meno di pensare stronzate, quantomeno bisognerebbe si ricordasse pure di segnarsi sul calendario quando Lei ha detto che tornerà. Altrimenti si può correre il rischio di ritrovarsi alle quattro da un pezzo.