mercoledì 17 giugno 2009

Il gigante e la bambina


Il Gigante e la bambina sotto il sole contro il vento
in un giorno senza tempo camminavano tra i sassi…



Calata la sera ci siamo diretti al cinematografo.

LEI “Ah, meno male non è lei”
LUI “chi?”
LEI “La bigliettaia! C’è una qua che devo sempre chiederle biglietti dicendole il nome della sala, perché tutte le volte che vengo da sola a vedere un film horror mi guarda malissimo. Ma stasera non c’è. Non è lei….Due biglietti sala Venere, per favore.

La bigliettaia tentenna, poi esige che le si esibiscano preventivamente i documenti di identità, ricordandoci che la visione del film vietata ai minori di anni 18. Un po’ turbato, le domando se sia convinta sul serio che io abbia meno di 18 anni. Lei sembra tornata risoluta e risponde di no, quasi stizzita di fronte a tanta ovvietà. A tal proposito cerco, dunque, di persuaderla del fatto che, sebbene ultimamente sia un costume assolutamente di moda, in voga persino tra le più alte cariche dello Stato, non è invero mia abitudine accompagnarmi a minorenni.
Mentre finalmente stacca i biglietti, sospetto che La mia amica approfitterà di quest’episodio per cominciare, d’ora in poi, a chiamarmi “Papi”, e penso che, sì, decisamente al Fulgor hanno un problema con le bigliettaie.

Ho sete. Saliamo al Bar. Lei prende un gelato. Io una bottiglietta d’acqua:

LUI “Da bere vuoi qualcosa?”
LEI “…”
LUI “…?”
LEI “non so..”
LUI “…”
LEI “Tu come sei? Sei il tipo che beve tanto?”

Decidiamo che quella bottiglietta d’acqua ce la faremo bastare.
Salendo le scale che conducono alla saletta dimenticata del cinema, si ha la sensazione di stare per sbucare, da un momento all’altro in un mondo capovolto. Come nei cartoni animati in cui a furia di scavare sbuchi in Cina dove però tutti camminano a testa in giù (peraltro nei cartoni da qualsiasi parte del mondo si scavi, anche in Cina, poi si sbuca sempre in Cina). Allo stesso modo mentre ti sembra di salire le scalette, in realtà stai evidentemente scendendo in direzione dell’inferno. Stesso clima, stessa chiose verdi sgorate alle pareti. Una suggestiva atmosfera per prepararsi psicologicamente ed emotivamente al film, evidentemente concordata con l’entourage del regista in persona.

Inizia la proiezione. Non devo fare arrabbiare La B., che è un CINQUE, e se parli mentre guarda un film si incazza. Dovrò appuntare placido le mie osservazioni, onde evitare di dimenticarle.
Che dire…un bel film. Pieno di spunti, di nodi non sciolti, di simbologie sospese, aperte alla libera interpretazione dello spettatore… se potessimo curiosare tra i pensieri dei nostri due amici, durante la proiezione, potremmo scoprire le loro più intime reazioni, leggere il mondo, per un paio d’ore, con gli occhi di un Gigante e una Bambina, compiere il viaggio dei viaggi, quello che, per dirla alla Proust, non consiste nello scoprire nuovi mondi ma nell’avere nuovi occhi…



Prologo.


LEI “Bianco e nero, fotografia patinata, ralenti, i due protagonisti si lasciano andare ad un focoso e lungo amplesso, prima sotto la doccia, poi sulla lavatrice e infine sul divano. Sei minuti dove Von Trier ci preannuncia che nulla verrà lasciato all'immaginazione. Che sia una penetrazione in primissimo piano, o una lunga e dolce caduta nella neve, Von Trier non rinuncia di certo a mostrarcelo."

LUI “Ganzissimo, mentre Willem DeFoe e Charlotte Gainsbourg fanno sesso, in modo scherzosamente allusivo, le tacche del segnale sul cordless vanno su e giù, la lancetta di una bilancia si impennano ripetutamente per poi ricadere in basso, un po’ come in “Una pallottola spuntata 2 e mezzo"."


LEI "Nella stanza accanto il loro bambino, sempre molto lentamente, esce dalla culla, si guarda intorno, vede una finestra aperta, osserva la fredda neve che entra dalla finestra, si avvicina, vuole toccarla, avvicina una sedia alla finestra e sale sul davanzale, si sporge, precipita."

LUI "Noooo..Quando il bambino precipita la cinepresa lo inquadra dall’alto della finestra finché toccando il suolo non solleva una nuvola di neve, proprio come tutte le volte che Willy il Coyote precipita dalla rupe."


Trama.


LEI “Lentamente e disperatamente la coppia raggiunge l'Eden, una piccola isola nei boschi, lontano da tutti e da tutto dove il dolore lascia il posto alla disperazione, alla rabbia, alla follia. Simboli non tutti chiari (ed è per questo che il fim avrebbe bisogno di una seconda, terza o quarta visione) che si susseguono senza sosta. Anche solo per capire il significato della volpe.

LUI “Passi la pioggia di ghiande, che ci sarebbe da alzassi, segare ogni bene e tornare a letto… passi il cerbiatto-tarzanello che penzola dal culo della mamma, passi Red, la volpe-zombie (sbranata da Toby o dal Piccolo Principe) che chiarisce inequivocabilmente che il “Caos Regna”… ma che uno se ne vada a giro con un frantoio infilato in una gamba, senza moccolare, nemmeno quando lei lo piglia a palate in testa perché c’é un tordo di merda che lo becchetta su una mano e fa un casino della madonna…!!!

Epilogo.

LEI “Si tratta del film in cui il regista danese gioca finalmente con se stesso a carte totalmente scoperte. È nudo Von Trier questa volta, ed è sgradevole, devastato, perché Antichrist è senza dubbio il suo film più squilibrato e al contempo più ambiguamente sincero.

Lui "Quando De Foe se ne va da quel cazzo di Eden, con una gamba in cancrena e dopo aver strangolato la moglie, tutti gli amici del bosco, accorrono a salutarlo. Lo guardano a lungo negli occhi tipo “quattro cuccioli da salvare”, e lui risponde pacioccoso come il miglior Koda fratello orso."


In fin dei conti, al di là della sua indiscutibile abilità e originalità registica, l’applauso più sincero che merita Lars von Trier è per essersi ricordato, ed averci ricordato, che chi si prende troppo sul serio non dovrebbe essere preso troppo sul serio.

Camminavano tra i sassi sotto il sole contro il vento
in un giorno senza tempo il gigante e la bambina…


sabato 6 giugno 2009

Tranquilli, il meglio è passato!




molto spesso una crisi è tutt'altro che folle, è un eccesso di lucidità




...sta finendo la crisi e ogni volta che passa una crisi resta qualche traccia. Infatti ultimamente rido per niente e non mi nascondo più facilmente...