mercoledì 7 ottobre 2009

Quando tutto diventò Blu






Ogni mattino, al risveglio, impiegava un minuto ad imparare da capo a leggere le lancette dell’orologio. Dalla finestra filtravano i raggi di un strana luna, molto più luminosa e decisamente meno discreta di quella che aveva salutato, nel cielo, la sera precedente. Non le piaceva. Qualcuno, poi, le baciava via il sonno dagli occhi. Il tempo di un risolino e P.G. si rivestiva di corsa. Lasciando il letto profumato e disfatto, e una sete che so non mi lascerà più.
Miele nel vino tu sei, piccola Venere.
L'indifferenza ti fa altissima.


lunedì 28 settembre 2009

Servi del dio Pan




Perché mai a me questa paura,
stabilmente, come un guardiano
davanti al mio cuore profetico
volteggia? E un canto non richiesto,
non pagato, pronuncia profezie,
né posso io scacciarlo come si fa
con sogni confusi, in modo che
la fiducia rassicurante sieda
sul trono della mia mente?

(Eschilo, Agamennone)



La paura ti stringe le palle e ti trascina sotto, in una palude di acqua pulita, perché i tuoi occhi devono poter vedere. Dove il sole è rotto in decine di crepitanti riflessi argentati. Dove il blu è un muro sordo di gelatina. Un silenzioso abbraccio che ti uccide dolcemente. La più inesorabile assenza di rumore che vanifica ogni sforzo di fiato.
La paura è ricordo. Sensazione che ti guida per mano in momenti conosciuti.
Il mal di pancia di un’indigestione, ammantata di sudore freddo. La minaccia di un conato di vomito che non arriva mai. E arriverà.
La nausea prima di andare in scena. Coronata dalla processione plumbea di aghi luminosi in fila indiana. Gocce di mercurio liberate da un termometro rotto. Dalla vescica ai reni.
Un calderone nero. La pancia di una strega. Ribolle prima di un esame. Orologi inceppati dietro le scritte sulla porta. Con la compagnia di vasi di porcellana fredda che non sembra bastare mai.
La paura arriva quando sbuca dietro l’angolo di un pensiero l’immagine di Te, che ti presenti pedalando, accompagnata da idee che mi prometto di non pronunciare per molto tempo ancora.
La paura da peso alle cose. Valore. La paura permette di misurare tutta la bellezza di una intera serata insieme a Te. Giochi con cui mi sorprendi alle spalle. Ore a cui non credevo più.
Allora, per un attimo stremato, riesco anche a sorridere e a rendere grazie per questa paura, fintanto, dietro ai suoi veli, si può intravedere danzare questo vizio che mi ucciderà ancora molte volte, e che non voglio smettere più.

domenica 13 settembre 2009

Frozen



Congelato. Il filo del discorso che unisce le storie con cui ho arredato questo spazio, che da un po’ di tempo non riannodo più. Come non avere più parole da dire. O come se queste bruciassero così amare in gola, come un sorso di grappa, da dover lasciare al palato qualche minuto di silenzio e apnea, per abituarsi, prima di poter pronunciare qualsiasi altra cosa.

Congelato. Come compiti ancora da finire che restano salvati sul portatile, e che avanzano stancamente, come un guerriero sporco e sudato che cerca claudicante la strada di casa, dopo che la guerra è finita da un pezzo.

Congelato. Come in attesa di una risposta che non arriverà mai, rimbalzato da un Godot all’altro, salutare qualcuno che parte e che «magari» non sarebbe tornato più.

Congelato. Come davanti a frasi criptiche capaci di riattizzare di linfa e miele nuove fantasie, ma isolate e sorde come un sasso gettato in uno stagno, buone solo a far partorire nuove idee balzane, ridicole imprese cavalleresche, progetti di nuovi arrembaggi discreti ad una nave che credevo avrebbe portato lontano. Trombe alle quali non verrà dato mai fiato.

Congelato. Come ad aprire la porta e trovarsi a far gli onori di casa ad un vecchio nemico, silenzioso e strisciante, di cui si erano perse le tracce da un bel po’ e che credevi gettato ormai alle spalle.

Congelato. Come davanti ad un autunno che si è presentato senza avvisare, dalla sera alla mattina, e con tutti i sentimenti, alzando un vento che, già, fa pensare e fa vestire da inverno.

Congelato. Con la netta sensazione che questo vento si sia portato via, insieme all’estate, anche tutte le fragole. Con gelato.

martedì 25 agosto 2009

Stagioni


Si è staccato l’intonaco dal soffitto. Il caldo dell’estate l’ha reso secco, si è sbriciolato rapidamente.
Sono cadute tutte le stelle appese.
Erano le mie stelle. In quella casa stelle non ce n’erano.

Le case del centro hanno soffitti alti.
Più si sale in alto, più forte è il botto quando si cade.
Le mie stelle devono aver fatto un bel volo. Ma nessun desiderio è stato espresso quando sono cadute.
Lasciano molta polvere. Qualcuno spazzerà.

L’estate è finita. L’afa di questi giorni ancora non lo sa.
Pianoforti di legno imbarcati dal tempo, fatti saltare dall’umidità salmastra, non emettono più suoni.



Ma l’estate, paziente, ritorna lo stesso.



...e anche Agosto

(CLICK)



mercoledì 19 agosto 2009

Furbo come una volpe e un piccolo principe


" Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro,
dalle tre io comincerò ad essere felice.
Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità.
Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad
inquietarmi: scoprirò il prezzo della felicità!
Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora
prepararmi il cuore... "

Quando uno sconta un'adolescenza infame, tirata su a pane, volpe e piccolo principe, e poi, ormai grandicello, si trova a salutare una persona che parte, col pensierino che corre alla svelta dietro a voglie e riminescenze di addomesticamenti vari...

...ecco...

se proprio non può fare a meno di pensare stronzate, quantomeno bisognerebbe si ricordasse pure di segnarsi sul calendario quando Lei ha detto che tornerà. Altrimenti si può correre il rischio di ritrovarsi alle quattro da un pezzo.



mercoledì 12 agosto 2009

Per esempio


Per esempio attraverso aforismi e citazioni potrei parlare del "CASO"...

Concordare con Humphrey Bogart quando dice che "Se fosse il caso a governare il mondo, tante ingiustizie non avverrebbero"....

O meglio ancora farmi aiutare da Milan Kundera e dalla sua insostenibile leggerezza dell'essere per raccontarvi che...


" ...Quando Tomas tornò a Praga da Zurigo, fu preso da una sensazione di malessere al pensiero che il suo incontro con Tereza fosse stato determinato solo da improbabili coincidenze.

Ma non è invece giusto il contrario, che un avvenimento è tanto più significativo e privilegiato quanti più casi fortuiti intervengono a determinarlo?

Soltanto il caso può apparirci come un messaggio. Ciò che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ogni giorno, tutto ciò è muto.
Soltanto il caso ci parla. Cerchiamo di leggervi dentro come gli zingari leggono le immagini formate dai fondi del caffè in una tazzina. (...)

Non certo la necessità, bensì il caso è pieno di magia. Se l'amore deve essere indimenticabile, fin dal primo istante devono posarsi su di esso le coincidenze, come gli uccelli sulle spalle di Francesco d'Assisi.... "



martedì 11 agosto 2009

Riconosco per mio solo quel che è scritto con inchiostro simpatico


Dovete perdonarmi, ma in questi giorni non son capace di scrivere cose mie. La fantasia, mi sembra essere d'improvviso diventata un'ombra pallida al confronto della realtà, una copia ridicola ed ignobile. E così per qualche giorno o settimana credo che non parlerò che per citazioni, almeno fino a quando qualche caro Astolfo generoso, milite-esente e ippogrifo-munito, non avrà recuperato, sulla luna, l'ampollina col mio senno dentro.
Intanto certe frasi, risatine, occhi, sorrisi, quel che ne rimane nei miei pensieri... me li tengo per me.