La ragazza col cappotto verde, strizzava gli occhi e rileggeva quelle inaspettate parole accennando interrogativi e un sorriso: che sia uno scherzo? Conosceva bene la consuetudine che le persone hanno di spedire cartoline dai luoghi che si visitano, a lei stessa era capitato di prender parte a questo rito collettivo in più di un’occasione, ma non aveva mai sentito notizia di cartoline spedite da luoghi in cui non si è stati. D'altronde se prendesse corpo una simile usanza chiunque si sentirebbe autorizzato a spedire cartoline da ogni qual dove, e non si saprebbe più riconoscere le cartoline delle vacanze da quelle di viaggi immaginari. In breve sarebbe il caos. Si trattava senza dubbio di uno scherzo, o peggio, forse era diventato matto. A chiederglielo d’altra parte non se ne sarebbe cavato un ragno dal buco, giacché i matti sono matti, ma sono anche terribilmente furbi, e se si chiede loro se sono matti, si corre il rischio di sentirsi rispondere di SI, ben sapendo che è tipico dei matti andarsene in giro dicendo “io non sono pazzo!”…
Cartolina NON da Parigi
Mia cara,
Ripenso alle tue parole canticchiate tempo addietro.
Parigi. Parigi a me va bene, per non tornare più.
Invece io vivo ancora tra una chiesa e una stazione e i miei occhi, i miei occhi, non ritornano Blu. Così mi ritrovo costretto a scacciare i fantasmi delle vite che non vivremo insieme, per strade francesi, dando vita a quelli che avremo potuto essere, e voce. La voce, sufficiente a sussurrare un addio, un andate in pace, e seppellire la loro storia nel paradiso delle storie non accadute.
Per carità, non è mia intenzione scomodare intellettualistiche speculazioni filosofiche buone da masticarsi, assieme a biscotti al burro, nei cafè letterari che prestarono i tavoli all'esistenzialismo. No. Credimi, qui non si tratta di sollevare velate allusioni al surrealismo Magrittiano, “questa non è una cartolina da parigi” o "Ceci n'est pas une pipe", che differenza può fare, nessuna, forse, ma non è questo il punto. Non è di questo che stiamo parlando.
Cartolina NON da ParigiMia cara,
Ripenso alle tue parole canticchiate tempo addietro.
Parigi. Parigi a me va bene, per non tornare più.
Invece io vivo ancora tra una chiesa e una stazione e i miei occhi, i miei occhi, non ritornano Blu. Così mi ritrovo costretto a scacciare i fantasmi delle vite che non vivremo insieme, per strade francesi, dando vita a quelli che avremo potuto essere, e voce. La voce, sufficiente a sussurrare un addio, un andate in pace, e seppellire la loro storia nel paradiso delle storie non accadute.
Per carità, non è mia intenzione scomodare intellettualistiche speculazioni filosofiche buone da masticarsi, assieme a biscotti al burro, nei cafè letterari che prestarono i tavoli all'esistenzialismo. No. Credimi, qui non si tratta di sollevare velate allusioni al surrealismo Magrittiano, “questa non è una cartolina da parigi” o "Ceci n'est pas une pipe", che differenza può fare, nessuna, forse, ma non è questo il punto. Non è di questo che stiamo parlando.
No, sarebbe troppo letterario e non mi solletica far riferimento alle una nessuna e centomila realtà sensibili, capaci di demolire anche la più ancorata convinzione, fino al punto, magari, di farci trasalire sulla sedia e guardare intorno, quasi si fosse insinuato il dubbio se davvero sia stia leggendo una cartolina o no, ancorché, in effetti, ruvidezza di carta non se ne sente, e di sbavature di inchiostro non ve n’è traccia.
Si tratta di qualcos’altro. Di qualcosa, se vogliamo, di intimo e di delicato. Di pennellate affondate con leggerezza impressionista.
Sostiene Calvino che " di una città tu non ammiri le 7 o le 77 meraviglie, ma la risposta che da alla tua domanda ".
Ebbene, il treno che avremmo voluto prendere non ci avrebbe portato a Parigi. Non appena messo il naso fuori, avremmo trovato mille altre città.
Saremmo saliti in cima a Belleville, con ancora in bocca il sapore di pain-au-chocolat, per sederci sulle panchine, con intorno a noi le corse di bambini di tutti i colori, che giocano assieme. Si sarebbe annusata la Rive Gauche ed il profumo di spezie, comprando una pashimina viola per pochi euro. Avremmo digerito e ruttato forte a Versailles e a la Defense, laddove vecchie e nuove aristocrazie pavoneggiano i loro sfarzi. Ci saremmo traditi a Montmartre, un’amante che ti sorprende regalandoti ancora vicoli e muri intonsi dall'assalto dei turisti e poi ti abbandona due passi più in la, davanti ai neon dei Peep Show. Avremmo schioccato la lingua sul palato, per ossigenare il vino rosso sorseggiato facendo aperitivi nel Marais e passeggiato, lungo le chiuse del canale S.Martin, dove dicono che tutti i colori dell'autunno si possano stringere in una mano sola e dove la primavera concede in anticipo i suoi profumi.
Forse ci siamo persi, non perdendoci in quella famosa Parigi. Ma ho trovato risposte per le mie domande, e di meraviglie, pur non essendo affatto Alice, ne ho viste un bel po'.
Si tratta di qualcos’altro. Di qualcosa, se vogliamo, di intimo e di delicato. Di pennellate affondate con leggerezza impressionista.
Sostiene Calvino che " di una città tu non ammiri le 7 o le 77 meraviglie, ma la risposta che da alla tua domanda ".
Ebbene, il treno che avremmo voluto prendere non ci avrebbe portato a Parigi. Non appena messo il naso fuori, avremmo trovato mille altre città.
Saremmo saliti in cima a Belleville, con ancora in bocca il sapore di pain-au-chocolat, per sederci sulle panchine, con intorno a noi le corse di bambini di tutti i colori, che giocano assieme. Si sarebbe annusata la Rive Gauche ed il profumo di spezie, comprando una pashimina viola per pochi euro. Avremmo digerito e ruttato forte a Versailles e a la Defense, laddove vecchie e nuove aristocrazie pavoneggiano i loro sfarzi. Ci saremmo traditi a Montmartre, un’amante che ti sorprende regalandoti ancora vicoli e muri intonsi dall'assalto dei turisti e poi ti abbandona due passi più in la, davanti ai neon dei Peep Show. Avremmo schioccato la lingua sul palato, per ossigenare il vino rosso sorseggiato facendo aperitivi nel Marais e passeggiato, lungo le chiuse del canale S.Martin, dove dicono che tutti i colori dell'autunno si possano stringere in una mano sola e dove la primavera concede in anticipo i suoi profumi.
Forse ci siamo persi, non perdendoci in quella famosa Parigi. Ma ho trovato risposte per le mie domande, e di meraviglie, pur non essendo affatto Alice, ne ho viste un bel po'.
Dev’ essere impazzito davvero. Ne era convinta la ragazza col cappotto verde che ora scuoteva la testa. Ma dove andremo a finire, pensava. Che poi anche se tutto questo avesse un senso.. come la mettiamo con questa cosa senza capo ne coda? Non è sistema comportarsi così, scrivere qualsiasi cosa venga in mente, che sono queste confidenze? E poi magari si ha persino qualcosa da ridire se non ci si è capito nulla. Anche le cartoline, vere o presunte che siano… le cartoline son cose serie. Precise. Si scrivono con un PRINCIPIO e con una FINE, e con i baci e con i saluti.
Forse si era sbagliata sul conto di quel tipo strano, incontrato una mattina per le scale. O forse si era persa qualche passaggio, e si trattava solo di ricominciare da capo, riesaminare tutto dal principio. Spense il computer e un poco di fretta si preparò ad uscire, non prima di aver infilato il cellulare nella tasca del cappotto verde, di aver preso le chiavi di casa, e di aver scritto la parola
fine
Forse si era sbagliata sul conto di quel tipo strano, incontrato una mattina per le scale. O forse si era persa qualche passaggio, e si trattava solo di ricominciare da capo, riesaminare tutto dal principio. Spense il computer e un poco di fretta si preparò ad uscire, non prima di aver infilato il cellulare nella tasca del cappotto verde, di aver preso le chiavi di casa, e di aver scritto la parola
fine
Mandami una non cartolina da Ginevra!
RispondiEliminaSecondo me lei non si era sbagliata sul suo conto, era lui ad essersi preso un abbaglio idealizzando la ragazza col cappotto verde. Finché si idealizzano gli oggetti o le città le conseguenze sono abbastanza contenibili, ma con le persone le idee hanno le gambe corte.
RispondiEliminaSe Calvino diceva "di una città tu non ammiri le 7 o le 77 meraviglie, ma la risposta che da alla tua domanda", io dico "di una persona tu non ami le 7 o le 77 meraviglie, ma la risposta che da alla tua domanda".