
La mia mansarda è un luogo polveroso, popolato da acari e da ricordi.
Le sue mattonelle arancioni hanno ascoltato lo sfrigolare della pioggia e il calpestìo di piedi che il tempo, paziente, ha visto crescere di diverse misure. Le sue pareti hanno respirato molta musica, e odore di colla, di fumo, di sudori e di brace. I suoi mobili, di un legno sgangherato dall'umidità, custodiscono, infaticabili, piccoli tesori. Quaderni ingialliti, libri d'infanzia e molliche di pane per la memoria, raccogliendo le quali, di tanto in tanto, è possibile ritrovare sentieri segreti, creduti perduti.
Un vecchio divano di stoffa è una stazione a cui fermarsi. Per il gusto di uscire, non visti, dal fiume che scorre. Pochi attimi. Goderne il silenzio. Il tempo di lasciare decantare i pensieri, quanto basta a rendere delizioso bere alla coppa d'un fiato.
La mia mansarda è luogo da cui si viene. Luogo a cui tornare. La scala a chiocciola che la collega al piano inferiore fa pensare a delle radici nodose, che si inerpicano, sicure, dalla terra fino alle sue finestre, un tetto a spiovente sulla notte stellata. Luogo per monaci stilìti, sospeso a mezz'aria tra il cielo e la terra. Una mano affonda nella realtà, l'altra nella fantasia, che resistono come panna, come burro, confondendo i colori di passato e futuro.
Le sue mattonelle arancioni hanno ascoltato lo sfrigolare della pioggia e il calpestìo di piedi che il tempo, paziente, ha visto crescere di diverse misure. Le sue pareti hanno respirato molta musica, e odore di colla, di fumo, di sudori e di brace. I suoi mobili, di un legno sgangherato dall'umidità, custodiscono, infaticabili, piccoli tesori. Quaderni ingialliti, libri d'infanzia e molliche di pane per la memoria, raccogliendo le quali, di tanto in tanto, è possibile ritrovare sentieri segreti, creduti perduti.
Un vecchio divano di stoffa è una stazione a cui fermarsi. Per il gusto di uscire, non visti, dal fiume che scorre. Pochi attimi. Goderne il silenzio. Il tempo di lasciare decantare i pensieri, quanto basta a rendere delizioso bere alla coppa d'un fiato.
La mia mansarda è luogo da cui si viene. Luogo a cui tornare. La scala a chiocciola che la collega al piano inferiore fa pensare a delle radici nodose, che si inerpicano, sicure, dalla terra fino alle sue finestre, un tetto a spiovente sulla notte stellata. Luogo per monaci stilìti, sospeso a mezz'aria tra il cielo e la terra. Una mano affonda nella realtà, l'altra nella fantasia, che resistono come panna, come burro, confondendo i colori di passato e futuro.

La primavera è arrivata. Da sempre un inizio. Quest'anno regala, in mezzo a cento cose, anche questo spazio. Che sia una valigia capace di portare con sé gli spiriti che abitano quella mansarda, e con essi il mio benvenuto, a coloro che avranno voglia di fermarvisi, a prendere un tè (CLICK).
...Lei gli disse: "che il viaggio sia buono"
Lui rispose, soltanto: "lo sarà"...
Wow! Le scale della seconda foto sono uguali a quelle della mia mansarda! Anzi, guarda, secondo me esiste una sorta di legge metafisica per la quale tutte le mansarde in realtà sono la stessa mansarda.
RispondiEliminaLarthis in the mansardis
Allora mi fermo un po' alla stazione,a guardare i treni che scorrono sulla parete di fronte!
RispondiEliminaCiao Giac, se non ti dispiace, ho portato una bottiglia di vino, ogni degna inaugurazione ne merita una. Questo vino qui l'ho fatto io. E' un posto bello questo, perchè un posto è fatto anche dalle persone che lo vivono, e da coloro che vengono a visitarlo, e qui, fra la donna rossa, e il fante, si sta bene.
RispondiEliminaGrazie per l'invito, alla tua...cin.
La Vale